Archiviato in: Pianificazione, Programma Annuale, Strategia | Tag: educazione, fidelizzazione, raccolta annuale, raccolta fondi scuola, strumenti
La mia esperienza con la raccolta annuale e con le scuole ha inizio nel 2004, quando mi viene proposto di lavorare per un progetto di raccolta fondi a beneficio di una scuola di Bologna gestita da una fondazione del privato sociale. Era la prima volta, nella mia esperienza professionale, che mi interfacciavo con una scuola. E, se devo essere sincera, la prima riflessione che feci fu “raccogliere fondi per la scuola ‘dei ricchi’ sarà difficilissimo”. Ma poi, un po’ per curiosità professionale, un po’ perché già allora credevo nell’importanza dell’educazione dei giovani, mi buttai a capofitto in questa avventura. Fu così che iniziai a scoprire e a conoscere il mondo della scuola del privato sociale, ed iniziai ad appassionarmi al tema dell’educazione dei giovani – abbienti e meno abbienti, talentuosi o svogliati, con o senza difficoltà di apprendimento – e presi sempre più consapevolezza che l’educazione, così come l’assistenza socio sanitaria, la ricerca, la solidarietà internazionale, l’ambiente, la cultura, rappresenta un bene da tutelare, su cui investire, per il quale impegnare la propria responsabilità.
Oggi le scuole, per le quali nel tempo MBS ha sviluppato una competenza professionale specifica, dimostrano di avere una grande esigenza di mettere in atto strategie di fund raising sempre più strutturate e capaci di garantire loro una sostenibilità. Da qui, la necessità di sviluppare soprattutto una capacità di raccolta annuale. Perché se da un lato è vero che la scuola è paragonabile ad un’impresa tout court che vende un servizio – l’educazione appunto – che la famiglia a tutti gli effetti paga, è altrettanto vero che si tratta però di un’impresa sociale.
Cosa vuol dire sociale? Vuol dire che la scuola deve poter garantire che il servizio educativo sia per tutti, anche per chi non può permettersi di “acquistarlo”. Non quindi “scuola dei ricchi”, ma scuola pubblica invece a tutti gli effetti, cioè scuola per tutti. Molte scuole, all’estero prima ed in Italia poi, hanno iniziato a svolgere attività di fund raising per poter offrire un maggior numero di borse di studio alle famiglie non in grado di pagare la retta, per poter assistere al meglio e full-time i ragazzi portatori di disabilità, per poter pagare al pari delle scuole statali gli stipendi degli insegnanti, per poter migliorare l’offerta formativa mediante l’utilizzo di attrezzature all’avanguardia e offrendo delle sedi adeguate ai frequentanti.
Ecco perché è impellente la necessità di una raccolta annuale finalizzata molto spesso a quelle “buone cause” che rendono la scuola una vera impresa sociale. Risorse che non scaturiscono dalle rette pagate dalle famiglie che a mala pena riescono a coprire i costi di gestione delle scuole, ma che provengono dalla generosità dei privati: famiglie, imprese, ex studenti, ecc.
Allora vediamo cos’è la raccolta annuale e quali gli strumenti principali.
La raccolta annuale è una strategia finalizzata a rendere continuative le donazioni. Quindi:
- nel breve periodo mira ad ottenere la prima donazione
- nel medio periodo lavora per fare in modo che le donazioni si ripetano anno dopo anno
- nel lungo periodo è finalizzata ad aumentare progressivamente la loro entità.
Questo significa sostanzialmente che un programma di raccolta annuale deve funzionare contemporaneamente su tre livelli:
- potenziali donatori per donazioni iniziali
- donatori che ripetono la donazione
- donatori annuali che aumentano le loro donazioni
Alcuni strumenti per la raccolta annuale:
- campagna 5×1000
- eventi che si ripetono annualmente
- mailing
- merchandising
Cito questi strumenti in particolare perché ho in mente la scuola di mio figlio – la cooperativa sociale Il Pellicano di Bologna – che proprio per garantire le borse di studio alle famiglie meno abbienti, ha creato un fondo alimentato dalle donazioni di imprese e privati. Negli anni, gli strumenti che si sono rivelati più efficaci a questo scopo sono stati appunto:
- un evento annuale “la Festa dei bambini” che si svolge a Bologna nel mese di settembre e che oggi, dopo più di 30 anni, è una festa che coinvolge tutta la città e che permette alla scuola di raccogliere fondi da destinare alle borse di studio. Risorse provenienti dalla lotteria abbinata alla festa, da sponsor tecnici ed economici, da stand gastronomici, ecc.
- la campagna 5xmille su cui la scuola investe in termini di comunicazione, sito internet, newsletter, promozione in ogni occasione possibile.
- una linea di prodotti di merchandising per le famiglie: felpe, magliette, cappellini, marsupi, ecc.
- un mailing ristretto e strategico rivolto ai genitori in cui si esplicita chiaramente l’obiettivo di raccogliere fondi per le borse di studio.
E così, anno dopo anno, la scuola Il Pellicano mantiene la sua caratteristica primaria, quella cioè di essere un’impresa sociale che non si limita a vendere un servizio che chi può paga, ma si impegna affinchè quel servizio educativo possa essere usufruibile da chiunque lo desideri.
E ancora una volta, come al solito quando si parla di fund raising, le parole d’ordine sono “relazione di fiducia” e “fidelizzazione” perché per rendere continuativa una raccolta fondi annuale occorre crearsi una rete di donatori fidelizzati, con i quali mission, buona causa ed obiettivi sono sempre chiari e condivisi, la comunicazione è costante, i risultati sono trasparenti. E nonostante le difficoltà siano tante, quando si inizia a fare fund raising correttamente, i risultati piano piano arrivano.
Concludendo mi piacerebbe porre un’ulteriore sfida: se il fund raising (annuale oltre che straordinario) inizia piano piano a prendere piede nell’ambito delle scuole del privato sociale, perché non iniziare ad ipotizzarlo anche per le scuole statali? Se è vero che l’educazione è un bene che va tutelato, allora è realistico pensare che potrebbe non essere una responsabilità solo dello Stato, ma di ogni cittadino, impresa o ente che senta di poter offrire il proprio contributo?
Natascia Astolfi
5 Commenti finora
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Ciao Natascia,
Commento di Alberto Luglio 23, 2009 @ 10:18 pmdavvero interessante questo post. Per due motivi.
Innanzitutto, è un’interessante analisi di cosa è una campagna annuale.
e poi perchè tratta di scuola, e in parte anche del rapporto scuola pubblica-privata.
avendo una madrea maestra, ho un po’ di esperienza in casa…
e ti posso dire che un po’ di fundraising le scuole pubbliche già lo fanno! magari solo un lotteria all’anno, ma la necessità di avere soldi extra c’è, e cercano di rimediare.
Le scuole pubbliche però in molti casi accolgono persone di cui le scuole private si occupano solo marginalmente… Non è un’accusa al sistema privato: è la realtà.
nella scuola di mia madre il 90% degli studenti è straniero, e da paesi non “facili”.
Anche a me piacerebbe vedere un’attenzione maggiore dei cittadini verso questi casi…
un saluto!
Grazie del commento Alberto. Sono naturalmente d’accordo con te. L’educazione, che sia erogata da una struttura pubblica o del privato sociale, è un bene che va tutelato e sul quale richiamare la responsabilità di tutti. E’ una bella sfida… Ciao!
Commento di mbsfundraisingblog Luglio 24, 2009 @ 1:12 pmCarissimi
Commento di marta Novembre 6, 2009 @ 12:33 pmvi leggo oggi per la prima volta. Sono un’insegnante di lingue di un istituto superiore pubblico. Sono stata incaricata dal preside di occuparmi del gruppo di lavoro di scambi culturali per i quali naturalmente ho mille idee e zero fondi …. Sono una persona ottimista e coraggiosa in genere perciò penso che l’idea del fund raising non sia così lontana anche dalla scuola statale.
La raccolta annuale mi ha galvanizzata solo che immagino per il 5 per mille sia necessario creare una onlus almeno … non credo infatti che la scuola pubblica ne possa far richiesta … ci sono esperienze già in essere da cui trarre spunto? Per rispondere poi ad Alberto, io non distinguo tra scuola pubblica e scuola privata … piuttosto tra insegnanti e strutture che vedono oltre ciò che hanno davanti agli occhi … anche nella mia scuola ci sono molti studenti stranieri e forse con qualche fondo in più potremo seguirli meglio e permettergli di sperimentare accoglienza ed integrazione ancora più efficaci.
un caro saluto e aspetto dei vostri suggerimenti
grazie
marta
Cara Marta, Innanzitutto ti ringrazio per l’intervento. Come avrai intuito, il punto di partenza per noi è che l’educazione soprattutto dei giovani, è un bene da tutelare perché anche da essa dipende la qualità di vita di una città e di una comunità. Per questo, di fronte alla carenza delle risorse economiche (carenza che si riscontra soprattutto nelle scuole gestite dal privato sociale che non possono contare sui contributi pubblici), l’esigenza di attivare canali di finanziamento alternativi diventa fondamentale. E da questo punto di vista il fund raising sta prendendo lentamente piede soprattutto all’interno di quelle realtà scolastiche gestite da cooperative sociali o fondazioni che sentono maggiormente la responsabilità di un’educazione di qualità per tutti. Preciso che fund raising non è appena cercare fondi alternativi a quelli pubblici. Fund raising è soprattutto una modalità di relazionarsi con le persone e le realtà che gravitano attorno alla scuola (famiglie, insegnanti, amici, imprese, fondazioni, ecc.) per far condividere anche ad altri la propria mission e la propria responsabilità educativa. E questa condivisione spesso si traduce anche in una corresponsabilità economica. Da questo punto di vista, quindi, anche una scuola statale, come quella presso cui tu sei insegnante può mettere in moto strategie di condivisione della propria responsabilità educativa – quindi di fund raising (magari attraverso un’associazione di amici, genitori, insegnanti, ex studenti che si mettono insieme a questo scopo). Senza pensare però che si tratti di un percorso semplice e di breve durata. Relazionarsi con soggetti esterni chiedendo una condivisione della propria mission significa innanzitutto mettere a nudo la propria attività, renderla efficace, di qualità, trasparente nelle scelte. Perché fund raising significa innanzitutto instaurare delle relazioni basate sulla fiducia, sul fatto che un donatore offre gratuitamente la propria disponibilità di risorse (economiche, di tempo, di know how, ecc.) per sostenere qualcosa in cui crede fermamente. E questa certamente è una bella sfida, soprattutto credo per una scuola statale! Per cui ben vengano anche scuole statali in cui la responsabilità per la propria missione educativa è talmente forte e concreta che non si ferma davanti alla ristrettezza economica, ma si muove e cerca sostegno anche tra i privati affinchè si realizzi il compito educativo di cui tutti di questi tempi sentono l’urgenza.
Commento di mbsfundraisingblog Novembre 9, 2009 @ 3:45 pmPer cui buon lavoro, in bocca al lupo e tienici aggiornati!
ciao marta,
Commento di Alberto Novembre 14, 2009 @ 6:13 amin bocca al lupo per tutte le tue attivita’!
quello che intendevo con il mio post e’ semplicemenente che, secondo il mio punto di vista, oggi le scuole pubbliche si trovano ad avere meno risorse di un tempo, e piu’ attivita’ da svolgere… ben vengano quindi attivita’ come la tua!